RICCARDO CECCHI: PITTORE A FIRENZE

DISEGNO E PITTURA A FIRENZE. Vorrei insegnare a coloro che vogliono realmente imparare, e far conoscere i miei lavori e parlare di arte.

Paesaggio del Chianti eseguito anni addietro per il Conte Santarelli (tempera su tela. 100x50)

TECNICHE

Voglio anche qui, come ho fatto nell'altro mio sito, dire due parole sulle principali tecniche di disegno e pittura pensando che possano essere utili a chi si avvicina per la prima volta all'arte figurativa. Questa pagina non pretende certo di essere esaustiva di un argomento praticamente infinito: vuol solo essere una sorta di sommaria informazione su alcuni dei vari metodi usabili nel'arte figurativa. Per approfondire rimando a testi specializzati. Ne esistono tanti, ma attenzione: ve ne sono di seri e rigorosi ma anche di sciocchi e disinformati. Ognuno scelga quindi non quello più "carino, simpatico e pieno di colore" ma piuttosto quello dal linguaggio più chiaro e privo di contraddizioni. Buona lettura!

 

 

 

DISEGNO A LAPIS E’ la tecnica grafica più comune. Si può eseguire  sia con sfumature, sia in bianco e nero eliminando i mezzi toni. Si presta bene per imparare il disegno nella sua essenza, ovvero la misurazione. In fondo saper disegnare significa saper misurare con gli occhi e rendere quel che si vede con la mano (ricordarsi "la mano che ubbidisce all'intelletto" di Michelangelo). Ha il vantaggio di essere facilmente cancellabile (relativamente). Il supporto però dovrebbe essere sempre piuttosto resistente: meglio evitare la carta ed usare cartoncino bristol piuttosto "peso" ossia di un buon spessore. Quest’ultimo può essere anche trattato in vari modi (ad es. bitumato con un leggero strato di bitume sciolto in acqua ragia, petrolio o seccativo per colori ad olio, ecc). Lo svantaggio consiste nel fatto che la grafite brilla molto sotto certe angolazioni creando un effetto sgradevole.

 

DISEGNO A CRETA NERA E’ una tecnica del tutto simile alla precedente ma la creta (che è solubile in acqua ragia e permette anche questo modo di sfumare, anche se di difficile esecuzione) ha il vantaggio di non creare i fastidiosi riflessi di cui ho già parlato sopra. Il nero intenso poi è assai più profondo di quello che si può raggiungere con la grafite, per quanto morbida essa sia. Naturalmente (come nel disegno a lapis) i neri intensi non si cancellano bene. In ogni caso se si vuole raggiungere un effetto di forte realismo con contrasti notevoli questa tecnica è sicuramente consigliabile. Insomma si potrebbe dire che si può vantaggiosamente sostituirla alla precedente in ogni caso. Il nero più intenso che si può raggiungere, poi, si abbina bene all’inchiostro di china che può essere usato per certi particolari estesi dei vestiti, ad esempio. Se si vuole creare un ritratto con effetto di grande realismo sulla carnagione conviene, prima di procedere al chiaro-scuro, dare una leggera velatura grigia (si può farla anche a carboncino) e sfumarla con un tampone in carta o cotone. Quando detto per la creta nera si applica anche al disegno a SANGUIGNA.

 

DISEGNO A CARBONCINO  E’ anch'esso molto usato e consente di rendere i particolari con grande delicatezza, ma è più difficile o almeno richiede più esercizio. Il carboncino in mine (carbone compresso) non rende così bene come la fusaggine (carbone naturale) ma quest’ultima proprio perché è legno bruciato non ha una punta fine e deve essere usata di taglio per le linee sottili. L’effetto finale però pur non essendo tale da “sembrare una fotografia” è molto piacevole.

 

DISEGNO A MATITE COLORATE E’ consigliabile praticarlo con matite idrosolubili perché quelle non solubili in acqua lucidano troppo il cartone o la carta e spesso rendono difficile la sovrapposizione di altri strati di colore che vi “scivolano” sopra. Si presta bene per soggetti senza eccessivi contrasti, ma è una tecnica non facile e che richiede molta pratica, almeno se si vogliono raggiungere risultati veramente buoni.

 

DISEGNO A PENNA E INCHIOSTRO Si pratica con una penna stilografica o a pennino e calamaio, ed inchiostro più o meno diluito dato a pennello. Si presta molto bene per paesaggi e disegno archittettonico. Può essere eseguita su cartoncino bristol ( sempre di un certo spessore - vedi sopra) o su apposita carta da acquarello. L’ACQUARELLO non è molto diverso e spesso non si usa la penna: ci vuole però un certo esercizio. Se si usa la carta apposita si può usare molta acqua che non distorce la carta. Mi diceva sempre una vecchia pittrice che lavorava molto ad acquarello: “non bisogna aver paura dell’acqua: meglio sempre abbondare un po' ”.

 

DISEGNO CON PASTELLI AD OLIO E’ una tecnica un po’ difficile perché i pastelli sono molto morbidi, asciugano in tempi lunghi e tendono a portar via il colore sottostante. Occorre spesso, quindi,  aspettare che siano un poco asciutti per dare altri strati o aggiungere particolari. Data la loro morbidezza hanno lo stesso difetto della fusaggine: non hanno punta e si deve lavorare di taglio. Tendono a spezzarsi ma questo non sempre è un difetto poiché proprio in quel modo si creano dei piccoli spigoli che fanno le veci di una punta, almeno per qualche breve tratto. Si prestano bene per lavori molto impressionisti e comunque di figura. Rendono invece poco nei paesaggi. Hanno il vantaggio che (almeno quando sono ancora freschi) si possono rimuovere facilmente con una spatola. Come ho già detto impiegano molto tempo per essiccarsi completamente, il che può essere un vantaggio (per esempio per sfumare) ma uno svantaggio perché ciò rende il lavoro fisicamente delicato.

 

PITTURA AD OLIO E’ quella più usata per varie ragioni: è assai semplice e di grande effetto. Si possono usare i colori come sono, oppure diluiti (di solito con acqua ragia e/o con un po’ di seccativo - se si vuole una essiccazione più rapida - e con olio di lino per una più facile stesura). Può essere ritoccata molte volte,  sfumata fino ad ottenere effetti delicatissimi, e si presta per qualsiasi soggetto. Del resto se da molti anni ormai la pittura (almeno quella, diciamo, accademica) si pratica ad olio un motivo ci sarà pure…L’unico difetto potrebbe essere l’odore di acqua ragia che non a tutti è gradito, ma oggi si producono solventi praticamente inodori. Ricordo poi che i colori ad olio possono essere usati in altri solventi aromatici, come ad esempio geraniolo, limonene o petrolio (oltreché naturalmente allo xilolo, benzolo, toluolo, alla nitro, ecc. – ma questi sono dannosi se inalati a lungo). E’ consigliabile in ogni caso non toccare troppo l’acqua ragia con le mani poiché può causare allergie. Un altro svantaggio potrebbe essere un certo ingiallimento dei colori con gli anni con perdita di brillantezza, ma i moderni colori sono più stabili di quelli di una volta o di quelli "fatti in casa". In ogni caso consiglio: se si deve avere un effetto di bianco davvero candido e che sia praticamente inalterabile (ad esempio i riflessi negli occhi), di usare una goccia di bianco a tempera che è più durevole. (Si veda ad esempio il doppio ritratto qui di fianco  "Cecilia e Margherita", eseguito ad olio su tela ma in cui il bicchiere è fatto a tempera). Si può dipingere su molte superfici ma le più usate sono la tela (che - essendo cedevole -  permette più morbidezza nelle pennellate) o tavola. La tavola si presta maggiormente per pitture con dovizia di particolari minuti.

 

PITTURA A TEMPERA E’ anch’essa molto usata per la brillantezza che i colori (che possono essere usati come sono cioè "a corpo", o diluiti) assumono dopo la verniciatura finale e la stabilità nel tempo ma è di esecuzione meno facile: il colore scurisce quando si asciuga e le sfumature, ad esempio, si eseguono più difficilmente (vi sono però dei pennelli da sfumatura appositi) ed è facile che quello che sembra ben sfumato non renda poi così bene dopo la verniciatura finale. Ha lo svantaggio che strati successivi dati sopra ai primi tendono più facilmente a portare via il colore sottostante: è meglio allora che il colore dato sopra ad un altro sia meno diluito; è anche possibile usare una tecnica “multistrato” ovvero dare un leggero strato di vernice finale opaca che blocca lo strato sottostante e poi provvedere a ricoprire con il colore, ma in ogni caso tutto ciò richiede molta abilità ed esperienza.  Come già ho detto le tempere hanno il vantaggio di permanere inalterate (o quasi) con gli anni. Non si possono usare per strati spessi perché tendono a rompersi. Per i supporti vale quando detto per la pittura ad olio.

 

Naturalmente molte di queste tecniche possono essere abbinate in un’unica opera, e molte altre cose si potrebbero aggiungere: qui ho solo voluto dare una sorta di quadro generale orientativo. Per imparare a dipingere bene in modo realistico (insomma: accademico) occorrono anni ed anni di costante pratica, un po’ come imparare a suonare bene uno strumento.

Di solito si inizia con soggetti facili come piccole nature morte con oggetti vari, qualche paesaggio, e si finisce con il ritratto. Quest’ultimo è la cosa più difficile: quando un pittore sa far bene il ritratto sa far bene qualsiasi altra cosa.

 

PENNELLI Sui pennelli si potrebbero dire molte cose. Ma, non potendo dilungarmi, dirò semplicemente che essi possono essere divisi in: tondi (ovvero a sezione circolare) e piatti. I primi di solito hanno una punta piuttosto sottile (tanto più sottile quanto più sono piccoli) e sono quindi adatti per particolari minuti. I secondi per coprire ampi spazi, come sfondi o campiture (riempimenti di spazi) varie. Un' altra suddivisione può essere fatta in base al materiale del pelo: ve ne sono di fatti con pelo vero (di vari animali come la martora il bue, la capra il maiale ecc.) e ve ne sono di fatti con "pelo" sintetico (in genere una sorta di plastica come il nylon, il krex o l'orel). Una volta si riteneva che quelli di pelo vero fossero i migliori. Probabilmente era vero e  qualcuno lo dice ancora. Io invece trovo che i sintetici possono egregiamente sostituire quelli in pelo vero in quanto l'industria chimica ha fatto passi da gigante e ha prodotto ormai materiali con proprietà assai vicine al pelo autentico. Un'ulteriore suddivisione può essere fatta in base alla durezza: quelli più morbidi sono ideali per sfumature e particolari delicati o velature leggere. I più duri sono adatti per dipingere su spporti grezzi come la juta ecc.

Ma al di la di tutte le suddivisioni posso dare un consiglio: comperare sempre pennelli di buona marca ed evitare marche sconosciute o quelli addirittura non marcati (di solito fatti in Cina con mezzi e materiali economici). Quelli di marche rinomate costano di più ma, come sol dirsi, "la qualità si paga".

 

 

VERNICE FINALE: Una volta finito il quadro si può passare sopra di esso una vernice protettiva (che è una sorta di coppale più fine e facile da stendere) che ne esalta anche un po' il contrasto ed i colori (specialmente se si usano colori piuttosto opachi come ad es. le tempere), oltre ad eliminare i "prosciughi" ovvero le normali differenze tra i colori ad olio in termine di brillantezza o opacità. In commercio ne esistono di vari tipi e si possono trovare opache, semi-opache o lucide. (Si possono anche fare in casa volendo).  E' possibile applicarle sia a pennello che a spruzzo. La verniciatura a pennello va eseguita solo quando il colore è assolutamente asciutto: in tal caso una mano è sufficiente ma è bene aspettare un po' di tempo.  E' sempre infatti meglio aspettare un po' prima di dare questa mano protettiva perché i colori dell'opera si stabilizzino bene: chi dice una settimana chi dice qualche mese, chi dice un anno o più..... per la mia esperienza ormai più che cinquantennale direi che il tempo dipende in certa misura dalle condizioni in cui viene tenuto il quadro: se c'è umidità il tempo di attesa si allunga altrimenti si accorcia. Spesso se il quadro è stato in ambiente asciutto ed il colore non ha un grosso spessore un mese può anche bastare. Se lo strato di colore è molto spesso è meglio allungare i tempi. In ogni caso provate a premere dolcemente un dito su ogni parte del quadro per verificare la secchezza del colore. La vernice finale va stesa con prudenza ed eventualmente a strati successivi (attendendo sempre che lo strato sottostante sia assolutamente asciutto) poiché non tutti i supporti reagiscono bene. Per la carta ad esempio è meglio usarne una quantità assolutamente minima perché se il supporto è troppo sottile crea l' "effetto unto" rendendola trasparente e rovinando il lavoro. Ecco perché più sopra ho parlato di cartoncino bristol di spessore ("peso") piuttosto elevato. Se la vernice si applica a spruzzo conviene talvolta dare almeno un paio di mani. Se la si applica a pennello di solito ne basta una. C'è anche chi la diluisce un poco con petrolio o trementina o acqua ragia ma io lo sconsiglio perché il colore potrebbe risentirne, anche se di solito non lo fa. Meglio usare pennelli larghi e sottili, ma soprattutto molto morbidi. Consiglio comunque di provare la vernice su un altro supporto con vecchio colore semmai, per vedere il risultato, prima di usarla. Evitate assolutamente l’uso di lacca per capelli come ripiego, poiché può danneggiare anche irrimediabilmente l’opera specialmente se questa è fatta a carboncino.

Al posto della più comune vernice finale "normale" che a volte ha una leggera tonalità gialla (per es. la Dammar) si può usare una vernice più brillante e incolore (per es. una "Crystal" - attenzione all' "effetto vetro" che a volte può essere eccessivo !), oppure la c.d. "vernice da ritocco" che è meno "pesante" ed asciuga prima ma forse non ha una eguale durata negli anni - tornerò a dirvelo tra un paio di secoli, semmai. 

 

 

Chi vuole può leggere "COME SI ESEGUE UN RITRATTO" anche nell'altro mio sito: